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I POETI A BRACCIO
Organizzato dal comune di Capitignano, presso il centro agrituristico "La Canestra" di Aglioni, si è svolto il 22 marzo 1998 un incontro di poeti a braccio su un "canto", che per tema proponeva il villaggio di Capitignano, oltre a una serie di differenti ispirazioni: l'antica ferrovia, il territorio montano, la pastorizia. Le registrazioni effettuate, sui canti improvvisati, in una o più ottave, costituiscono un primo fondo di documentazione, mirato nell'area di Capitignano, di un fenomeno di forme poetiche tradizionali, che nell'Alto Aterno ha trovato, in passato, le sue massime espressioni anche nelle gare poetiche che riaffermavano la continuità ed il legame con gli antichi versi dei pastori-poeti, descritti anche da Antonio De Nino in Usi e costumi abruzzesi, anno 1897.Con argomenti epici cavallereschi e con soggetti che si ispiravano alla natura e alla cultura materiale (sole, luna, stagioni, mondo della pastorizia), si formavano i versi in ottave e in endecasillabi ritmati. La chiave d'interpretazione è proprio nell'ottava che deve svolgere e dare senso compiuto, per esempio, ad un tema che secondo la tradizione si ispirava al paese natio, alla nostalgia, al passato.Questo genere di narrazione ritmata, cantata a braccio, ha comunque delle difficoltà legate all'improvvisazione: in primo luogo la ripresa dell'ottava, che deve ritmare l'ultimo verso di quella precedente, con un esercizio di memoria. I poeti si formavano attraverso l'estro, appartenevano ad una cultura popolare, leggevano la natura e la sublimavano con i versi. Spesso ereditavano oralmente i canti e gli accorgimenti tecnici in famiglia, da generazioni di cantori a braccio.
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